Riapre a Bagheria il MUSEO GUTTUSO

Riapre a Bagheria il MUSEO GUTTUSO

A 105 anni esatti dalla nascita di Renato Guttuso, lunedì 26 dicembre 2016 è stato riaperto a Bagheria (PA) il Museo Guttuso. Dopo due anni di restauro, in una villa del Settecento, riapre al pubblico Villa Cattolica, dove sono esposte 1.500 opere, compresi 50 dipinti e 60 disegni eseguiti dal pittore bagherese, donati alla sua città insieme con la sua unica scultura, l’Edicola. L’allestimento è stato eseguito sotto il controllo del fondatore degli Archivi Guttuso, il figlio adottivo dell’artista, Fabio Carapezza Guttuso con Dora Favatella Lo Cascio. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, del sindaco della Città metropolitana Leoluca Orlando, del sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque e del Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari. Concerti, giochi di fuoco e gran festa fra giardini e saloni di Villa Cattolica. Arrivano in tanti per la rinascita di questo museo inaugurato nel 1973 nella città delle ville del Settecento, come Giuseppe Tornatore, il maestro di “Baaria”, artisti, scrittori, editori, rettori, attori come Francesco Scianna, registi come PIF e Roberto Andò, tutti nella città di Dacia Maraini, Ignazio Buttitta, altri grandi di una città che cerca così di rinascere attraverso questo museo.

Renato Guttuso nasce a Bagheria (PA) il 26 dicembre 1911 (ma sua madre lo denuncia all’anagrafe il 2 Gennaio del 1912). Cresce tra gli acquarelli del padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo. Nel 1928 partecipa alla sua prima mostra collettiva a Palermo, ma ormai da quando aveva 13 anni firma i suoi quadri dipinti su tavolette di legno delle quali utilizza le venature del legno come elemento decorativo. Mentre frequenta il liceo a Palermo passa il tempo libero nella bottega del futurista Pippo Rizzo, sfruttando l’opportunità di allargare la sua visione della pittura, avvicinandosi al movimento futurista e al plasticismo di “Novecento”. Lo stile di Renato si stacca dal modello pittorico paterno per approdare, già alla fine degli anni venti, a una forma pittorica brillante e luminosa, con tonalità aspre e contrastanti. Nel 1930 s’iscrive alla facoltà di legge, che abbandona dopo il successo ottenuto alla I Quadriennale di Roma. Nel 1937 si trasferisce a Roma, dove conosce la sua futura moglie Mimise, e stringe legami d’amicizia con gli artisti della “scuola romana”. Parallelamente Guttuso illustra i suoi ideali in una serie di opere di grandi dimensioni, da “Esecuzione in campagna” del 1938-39, dedicata a Federico Garcia Lorca, “Fuga dall’Etna” del 1940 e “Crocifissione” del 1941. Allontanatosi da Roma per motivi politici nel 1943, si rifugia a Quarto (Genova), ritornando nella capitale l’anno dopo per partecipare alla Resistenza. Protagonisti della mostra “L’arte contro la barbarie”, organizzata da “L’Unità”, espone i disegni sulle atrocità della guerra, pubblicati nell’album “Gott mit Uns – Dio è con noi”, motto inciso sulle fibbie dei soldati tedeschi, del 1945. Nei febbrili anni del dopoguerra, partecipa alla discussione ideologica fra pittori figurativi e astratti. In vari articoli su “Vie Nuove”, “L’Unità” e “Rinascita”, si batte a favore di un realismo descrittivo che considera popolare e accessibile alle masse e segue stilisticamente il primo periodo di Pablo Picasso, quello cosiddetto “Blu”. Durante gli anni Cinquanta il pittore è l’esponente principale di una corrente “realista”, politicamente impegnata a fianco del P.C.I. spesso polemicamente in lotta con le tendenze “formaliste” di molta arte astratta. Nel 1968 si reca a Parigi, dove ritrae i giovani nelle prime marce di protesta in quello che diverrà nel tempo il leggendario “maggio francese”. Dal 1969 vive stabilmente a Roma, nella famosa via Margutta, la strada dei pittori, con la sua compagna la contessa Marta Marzotto. E’ il periodo intimo dell’artista che inizia una serie di quadri prettamente autobiografici. Spesso lo spirito polemico affiora prepotente in Guttuso, raggiungendo la punta massima con la grande tela “I funerali di Togliatti” del 1972, opera manifesto dell’antifascismo. Negli anni della maturità, continua a dipingere grandi affreschi di eventi contemporanei, spesso con toni marcatamente allegorici, immagini d’ispirazione autobiografica e contadina, politicamente connotate. Tra gli artisti italiani più noti all’estero, Guttuso ha ottenuto numerose mostre importanti, fra cui una retrospettiva al Museo Puskin di Mosca e all’Ermitage di Leningrado. Ha insegnato pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma ed è stato Visiting Professor alla Hochschule fur Bildende Kunste di Amburgo. Nominato senatore della Repubblica nel 1976, muore a Roma il 18 gennaio 1987 lasciando alla sua città natale molte opere, che sono raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria.

Rita Bevilacqua

 

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