Barrafranca. Lettera di solidarietà del sindaco Accardi a Fabio Venezia, sindaco di Troina

Barrafranca. Lettera di solidarietà del sindaco Accardi a Fabio Venezia, sindaco di Troina

Barrafranca. Il sindaco di Troina Fabio Venezia ha scritto al Presidente della Repubblica Mattarella, lanciando un forte grido di aiuto per una comunità, quella troinese, laboriosa e piena di grande vitalità, di esempio per altre realtà dell’ennese. Già l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, in un recente incontro tenutosi al Liceo Falcone di Barrafranca, ebbe a raccontare la sua esperienza nella lotta alla mafia nell’assegnazione dei terreni demaniali per l’accaparrarsi dei cospicui fondi europei. Il sindaco Fabio Venezia, che vive sotto scorta scrive “Le confesso che è maturato in me il pensiero di lasciar perdere tutto. Ricordando poi le parole del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ho deciso di non mollare per continuare a «guardare più serenamente negli occhi i miei figli e i figli dei nostri figli»,

Ed ecco la lettera del Sindaco Accardi indirizzata anche ai colleghi degli altri comuni

Caro Collega,
Ep.c.: Sindaci dei Comuni del Libero Consorzio Comunale di Enna

Ho letto attentamente la tua lettera indirizzata al Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella che esprime i sentimenti più profondi di sconforto e amarezza di chi, giorno dopo giorno, con la schiena dritta e con il più assoluto senso deI dovere e dello Stato, cerca di dare senso al proprio impegno e rendere un servizio alla propria comunità orientato alla legalità e al rispetto della legge quale propedeutico presupposto di crescita e sviluppo. Voglio esprimerti la mia vicinanza, la totale solidarietà e la massima condivisione alle tue personali preoccupazioni. Stiamo vivendo un momento difficile della storia di questa terra.
La nnstra Provincia, anzi il Libero Consorzio di Enna, è tra le più povere d’Italia, si spopola a ritmi vertiginosi. Ad andare via sono le risorse migliori, giovani con elevate competenze e titoli di studio alti, che cercano di dare risposte alle proprie personali aspirazioni altrove e a chi rimane spesso non riusciamo a dare risposte adeguate. La povertà aumenta e i Comuni, che spesso si trovano a dover far quadrare i conti, sono costretti a tagliare la spesa e a ridurre i fondi per il contrasto alla povertà. In questo contesto i Comuni, Enti di prossimità dello Stato, governo del territorio, luoghi del confronto democratico e generatori di soluzioni concrete, agenzie garanti della tenuta sociale, vengono percepiti distanti, autoreferenziali e spesso contrapposti all’interesse della comunità. E con questa percezione diffusa, il pericolo più grave è che la mafia possa trovare spazio e consenso, possa tornare prepotentemente a reclutare giovani e riappropriarsi del controllo del territorio soffocando, asfissiando ed impoverendo le Nostre Comunità costringendole ad uno stato di sottosviluppo perpetuo. In questa condizione, aggravata dall’incertezza politico — istituzionale, Noi Sindaci rappresentiamo, seppur spesso in solitudine, un punto di riferimento certo per i cittadini ed in particolar modo per coloro che operano nella legalità e credono nello stato di diritto e si riconoscono nel vivere civile.

E Tu Fabio, più di tutti noi, da anni al servizio della Comunità troinese con l’impegno nella lotta alla mafia dei pascoli dei Nebrodi, oggi rappresenti l’icona della legalità e della buona amministrazione non solo per il Comune di Troina ma per l’intera Provincia, per tutti i Sindaci e gli Amministratori del territorio e soprattutto per i tanti siciliani onesti che credono ancora che lo sviluppo e la rinascita di questa martoriata terra passi dal riaffermarsi della legalità e dello stato di diritto.
Rinnovo la mia assoluta solidarietà e rimango a Tua piena disposizione per qualsiasi iniziativa vorrai intraprendere.
Ti saluto cordialmente e affettuosamente.

La lettera del sindaco Fabio Accardi

Il testo integrale della lettera del sindaco di troina Fabio venezia

Egregio Presidente, chi Le scrive è il sindaco di Troina, un piccolo Comune nel cuore della Sicilia. Per cercare con profondo senso del dovere di riportare la legalità sui Nebrodi e nel mio territorio ho ricevuto minacce e intimidazioni; più volte ho denunciato, con forza e convinzione, gli affari illeciti della mafia, annullando gare d’appalto, licenziando dipendenti che non hanno fatto il proprio dovere, accompagnando imprenditori a denunciare e sottraendo migliaia di ettari di terreni demaniali dalla gestione di famiglie contigue alla criminalità organizzata. Per anni hanno, infatti, lucrato indisturbate ottenendo ingenti fondi europei destinati all’agricoltura. Ormai da quattro anni sono costretto a vivere sotto scorta, rinunciando alla mia libertà personale, in un contesto di grandi privazioni. Privazioni che, purtroppo, si ripercuotono anche sulla mia famiglia e sui miei due bambini, di quattro e tre anni. Nei momenti più drammatici e di tensione, come nei giorni successivi all’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, per il grande sconforto e la paura, Le confesso che è maturato in me il pensiero di lasciar perdere tutto. Ricordando poi le parole del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ho deciso di non mollare per continuare a «guardare più serenamente negli occhi i miei figli e i figli dei nostri figli». Dopo anni di dure battaglie, serrate indagini, innumerevoli denunce, controlli straordinari, numerosi arresti, diverse confische di beni pensavo che si sarebbe arrivati ad una svolta. Svolta che, purtroppo, stenta ad arrivare, anzi la realtà ci spinge a guardare al futuro con un certo pessimismo, quasi con rassegnazione. La recente assegnazione di un lotto di terreni demaniali sottratti a seguito di interdittiva antimafia ad una cooperativa di giovani del luogo aveva creato nei mesi scorsi un certo entusiasmo sulla possibilità di valorizzare il nostro immenso patrimonio boschivo coinvolgendo forze imprenditoriali fresche e sane del territorio. Entusiasmo che è subito scemato nei giorni scorsi, quando abbiamo scoperto, informando immediatamente l’autorità giudiziaria, che alcuni dei soggetti raggiunti da interdittiva prefettizia antimafia continuano a far pascolare senza alcun titolo i propri armenti nei boschi di proprietà del Comune di Troina e gestiti dall’Azienda silvo-pastorale. Sono gli stessi metodi delle ‘ndrine calabresi, che esercitano l’oppressione mafiosa nel loro territorio facendo pascolare indisturbate le loro “vacche sacre” nei terreni della povera gente. Tali incresciosi fatti non solo rischiano di vanificare gli esiti della battaglia di legalità che ha permesso negli anni scorsi, a costo di non pochi sacrifici, di sottrarre migliaia di ettari di demanio dalla gestione di soggetti legati o contigui alla criminalità organizzata, ma rappresentano un vero e proprio schiaffo alle istituzioni e allo Stato. Il clima pesante e insostenibile che attualmente si respira e la solitudine con cui conduco in questi ultimi mesi questa dura battaglia che sembra non avere fine, mi spingono a rivolgermi a Lei, signor Presidente, lanciando un ultimo e accorato grido d’allarme che spero possa essere ascoltato. In caso contrario, senza alcun intento polemico o atto di codardia, ma con grande dignità e rispetto, consegnerò con rassegnazione al Prefetto la fascia tricolore che ho avuto l’onore di indossare in questi difficili anni rappresentando la mia comunità e rassegnerò le mie dimissioni da sindaco. In attesa di un Suo riscontro, l’occasione è gradita per porgere i più cordiali e ossequiosi saluti.

Il Sindaco Sebastiano Venezia

 

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