Pietraperzia. Omaggio a Silvestro Viola con “I Giardini di Marzo” di Lucio Battisti

Le note del brano diffuse in un assolato pomeriggio di metà luglio. Silvestre Viola, artista, cantante e scrittore, era morto a Piazza Armerina nella serata di giovedì. Lui aveva 56 anni. La sua salma era arrivata dalla città dei Mosaici poco prima della celebrazione dei funerali a Santa Maria Di Gesù. I suoi amici hanno preso la bara dal carro funebre. Se la sono caricata sule spalle e hanno percorso piazza Vittorio Emanuele che Silvestre amava molto fino ad arrivare nella chiesa che si affaccia nella stessa piazza. Ad accompagnarlo, la banda musicale “Vincenzo Ligambi” del maestro Salvatore Bonaffini. Sul coperchio della bara, un grosso cuscino di fiori di vari colori. Ai piedi della cassa, la chitarra acustica che Silvestre Viola utilizzava spesso nelle sue esibizioni canore. C’era pure una sua fotografia. La messa per la cerimonia funebre è stata concelebrata da Monsignor Giovanni Bongiovanni e da don Osvaldo Brugnone, rispettivamente parroci di Santa Maria di Gesù e della Matrice di Pietraperzia. In chiesa, oltre ai suoi familiari, c’erano il vicesindaco Laura Corvo, gli operatori del Gruppo Appartamento “Alisea” e numerosi amici e conoscenti. Prima dell’inizio del rito funebre, in chiesa è stata distribuita la copia di una sua poesia con firma autografa di Silvestre Viola Padovano, come spesso si firmava. Padovano era il cognome di sua madre. Dopo il vangelo sulle Beatitudini, Monsignor Bongiovanni, all’omelia, ha detto: “Rendiamo omaggio a Silvestre Viola che dimostrava sempre la sua semplicità e il suo candore”. Dobbiamo apprezzare – ha continuato padre Bongiovanni – le sue opere, le sue poesie ed i numerosi libri da lui scritti”. E ha concluso: “La cordialità, una delle tante doti che lo caratterizzava. Tutti noi lo ricordiamo con tanto affetto”. Al termine della messa, il geometra Totò Russo ha letto una lettera di saluto scritta da “I tuoi cari amici: Giovanna, Isa, Anna, Fabrizio, Angelo, Pasquale, Lorenzo e Calogero”. “Ciao Silvè, si proprio Silvè! Il nostro affettuoso modo di chiamare e salutare un caro vecchio amico che da più di dieci anni vive con noi”. “Ti scriviamo – continua la lettera – come se fossi ancora tra di noi. Non riusciamo a credere che hai deciso di andare via verso quella meta sconosciuta, ma sicuramente verso la tua amata felicità, tanto cercata e agognata”. “Ci piace ricordarti con la tua chitarra in mano e udire, come per magia, la tua voce che canta Lucio Battisti”. “Eri davvero un signore – si legge ancora nella lettera – un uomo pieno di dignità ed eleganza nel tuo fare e vestire”. “Parlare degnamente di un amico scomparso non è facile perché le parole non riescono ad esprimere ciò che il cuore sente”. “Dopo anni di attesa, sei riuscito a riunirci per il tuo ultimo concerto. Sì, caro amico nostro, oggi è un dì di festa dove tu sei il protagonista assoluto, circondato dall’affetto e dalla stima di tutte le persone a cui, per un motivo o per un altro, hai lasciato un pezzo di te”. “Sognavi – si legge ancora nella lettera dei suoi amici – illustri personaggi di sport, politica, spettacolo, serate di gala”. Poi altri ricordi molto affettuosi. “Eri un arcobaleno di colori, perso in un cielo grigio di disperazione, ma tu, sempre tenace, a vedere la luce in fondo al tunnel”. “Oggi, questa stessa luce ha permesso di fare riappacificare il nostro Silvestro scrittore, poeta, amico e l’altro te stesso, ovvero la parte più istintiva e passionale che ti ha fatto vivere con inquietudine questa vita. Una vita dura e sofferente, unica ed irripetibile”. A conclusione delle lettera si legge: “È il momento dei saluti e allora, visto che gli addii sono sempre tristi, ci piace immaginarti al centro della piazza con lo sguardo rivolto verso la chiesa ed il tuo sorriso semplice, da uomo buono, che ci saluta con queste parole: “Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati. Ciao vecchio caro amico, ti vogliamo bene”. Dopo i saluti dei suoi amici, Totò Russo ha letto la poesia, molto profonda e delicata, di Silvestre Viola. “La mattina mi desto e guardo il cielo che somiglia ai tuoi occhi nel tepore delle tue ciglia di colore rosso cielo. Spezzo il pane con fatica e sorrido al diavolo e non temo il trapasso che è già dentro di me. Prego il Signore vivendo il mio giorno come una nuova vita senza contare i giorni che passano alla ricerca della speranza che somiglia a ogni uomo per un destino che è nel cuore dell’umanità”. Si è quindi levato uno scrosciante applauso. Un altro applauso a conclusione del ricordo e dei saluti rivolti in chiesa a Silvestre da Maria Fazzi. All’uscita dalla chiesa, ci si è soffermati per ascoltare, in religioso silenzio, la registrazione de “I Giardini di marzo” cantato dallo stesso Silvestre Viola che si accompagnava alla sua inseparabile chitarra acustica. Un terzo ed ultimo applauso ha salutato l’avvio del corteo funebre verso il cimitero. GAETANO MILINO

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