L’impegno della chiesa contro le mafie (nel giorno in cui si ricordano le vittime innocenti)

L’impegno della chiesa contro le mafie (nel giorno in cui si ricordano le vittime innocenti)

I vescovi siciliani, da Nicosia, ribadiscono l’incompatibilità tra mafia e parola di Cristo

I diciotto vescovi della Chiesa siciliana hanno riconfermato la loro posizione contro la mafia sottolineando “Chi è mafioso si oppone al Vangelo”.

La nuova presa di posizione dei presuli siciliani nei confronti delle organizzazioni mafiose porta la firma dei vertici della Conferenza episcopale Siciliana e segue di pochi giorni il decreto dell’arcivescovo di Monreale che vieta a chi è legato a “Cosa nostra” di fare da padrino di battesimo o di cresima.

Ancora una volta i vescovi siciliani, da Nicosia, in occasione delle celebrazioni della bicentenaria istituzione della diocesi avvenuta nel 1817, ribadiscono l’incompatibilità tra mafia e parola di Cristo in un comunicato finale della Conferenza episcopale siciliana, dove si sottolinea che “in merito alla questione sempre attuale e sempre ricorrente della presenza della mafia nel tessuto sociale della nostra terra di Sicilia, i vescovi ribadiscono quanto già affermato in passato attraverso vari documenti: Nuova evangelizzazione e pastorale (1994), Finché non sorga come stella la sua giustizia (1996), Amate la giustizia voi che governate sulla terra (2012). Tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa”.

Una presa di posizione senza fronzoli e senza equivoci dell’assemblea presieduta da monsignor Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania e riunita per tre giorni, durante i quali c’è stata anche la presenza del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. L’intervento degli arcivescovi e vescovi siciliani è conseguente alla dura presa di posizione dell’arcivescovo di Cefalù Michele Pennisi, che con un decreto firmato il 15 marzo vieta il battesimo a padrini e madrine che fanno parte della mafia e delle organizzazioni mafiose. “Non possono essere ammessi all’incarico di padrino di battesimo e di cresima coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici e hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato”, ha decretato il vescovo.

Anche gli ultimi Papi si sono scagliati duramente contro la mafia: dal grido profetico di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento nel 1993, alle parole durissime di Benedetto XVI in visita a Napoli nel 2007, fino all’appello di Francesco nel 2014 in Calabria.

Un anatema contro la mafia, che fece vibrare le corde della coscienza e diede uno scossone ai laici siciliani e al clero, arrivò da Giovanni Paolo II, con le parole risuonate nella valle dei templi di Agrigento, durante il suo viaggio in Sicilia del 1993.

Pochi mesi dopo la mafia uccise don Pino Puglisi a Palermo e don Peppino Diana a Casal di Principe. Ma se il grido di papa Wojtyla ha colpito l’opinione pubblica nazionale e internazionale, pochi hanno messo in risalto le parole chiare, lucide e durissime contro la camorra del suo successore Benedetto XVI, durante la sua visita a Napoli nell’ottobre del 2007.

Papa Francesco ritorna a far sentire la voce nel 2014 in Calabria con la scomunica dei mafiosi. L’ultima denuncia di Papa Francesco contro la mafia arriva agli inizi del 2017, quando incontra i membri della Direzione nazionale Antimafia e antiterrorismo “Dio tocchi il cuore degli uomini e delle donne delle diverse mafie, affinché si fermino, smettano di fare il male, si convertano e cambino vita. Il denaro degli affari sporchi e dei delitti mafiosi è denaro insanguinato e produce un potere iniquo”.

Si afferma il senso della Chiesa autentica, votata alla diffusione del Vangelo, anche a prezzo del martirio. La Chiesa di don Diana, di padre Pino Puglisi, che con il loro sacrifico e il loro martirio hanno cercato di strappare braccia alla criminalità organizzata. La Chiesa di uomini e donne, vittime della criminalità e della mafia. La Chiesa di giornalisti, magistrati e uomini delle forze dell’ordine che hanno cercato di arginare il fenomeno mafioso opponendosi agli affari illeciti donando la loro vita. La Chiesa di tanti vescovi, sacerdoti e religiosi del Sud. La Chiesa di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Francesco.

(Fonte Ucsi.it)