Cose Nostre – storie di giornalisti minacciati dalle mafie – Amalia De Simone

“Ci sono storie che non devono essere raccontate, chi lo fa rischia la vita. Alcuni vivono con la scorta, altri convivono nella paura. Il viaggio di chi ha deciso di non arrendersi e continuare a raccontare” – con questa frase si apre “Cose Nostre” il programma di Rai 1 che ha già trasmesso tre puntate (delle totali cinque) il sabato sera in seconda serata.

Questa sera andrà in onda la quarta puntata che racconterà la storia di Pino Maniaci, giornalista e direttore della piccola emittente televisiva Telejato di Partinico (PA), che ormai da anni porta avanti una battaglia contro Cosa nostra. Il suo lavoro lo ha portato ad esporre lui, la sua famiglia e la redazione intera a tanti rischi e pericoli, tante minacce, intimidazioni e persino aggressioni fisiche da parte di affiliati e parenti di alcuni boss mafiosi siciliani. Pino Maniaci, nonostante tutto, ha continuato a fare il suo lavoro di giornalista libero, ha denunciato ogni tipo di contrasto e porta avanti la sua battaglia di legalità assieme ai suoi collaboratori.

Nelle puntate precedenti sono state ripercorse le storie dei giornalisti Arnaldo Capezzuto, Michele Albanese e della reporter Amalia De Simone, che ogni giorno provano a fare inchieste e a scrivere i fatti di cronaca che legano i loro territori al malaffare e alle organizzazioni criminali.

Quella di Amalia De Simone, che abita a Castelvolturno, è la storia di chi conduce delle inchieste stando sul territorio, filmando le sue ricerche e cercando di ricostruire le vicende e i rapporti criminali che i clan camorristici mettono in atto per curare i loro affari. Spesso le sue inchieste sono servite da apripista per l’inizio o la prosecuzione di indagini da parte della magistratura, che ha riscontrato fondatezza nei documenti e una approfondita conoscenza riguardo alle operazioni condotte dai clan della camorra.

La reporter si occupa principalmente di ciò che succede nella piazza di spaccio di eroina tra le più grandi del mondo, quella di Castelvoltuno, dove la camorra convive e collabora con la mafia nigeriana per il commercio illegale delle droghe. Oltre al narcotraffico a Castelvolturno si consuma uno dei più grandi giri di prostituzione (anche minorile) che costringe donne e ragazze, per lo più straniere, a prostituirsi.

Queste sono zone e quartieri in preda al degrado, dove molto spesso i clan e le organizzazioni nigeriane si nascondono in edifici disabitati e abbandonati. Molti di questi stranieri giungono in Italia attraverso le organizzazioni criminali, spesso senza documenti o con documenti falsi che possono cambiare periodicamente e con molta facilità grazie ai traffici continui. Sono fantasmi senza identità che svolgono le attività che gli vengono imposte, vittime dei loro capi senza scrupoli.

Questi sono i posti in cui nel 2013 la Città della Scienza di Bagnoli (NA) andò in fiamme per colpa di un incendio doloso e di cui a tutt’oggi non si ha nessun responsabile. La Città della Scienza rappresenta uno dei luoghi di cultura più importanti d’Italia ma soprattutto del Mezzogiorno, un centro di eccellenza scientifica che a qualcuno era scomodo. Oggi la sua vecchia sede è rimasta un’area in preda anch’essa al degrado, ma la Fondazione già qualche mese dopo l’incendio fece ripartire le attività e le visite in uno spazio temporaneo.

Amalia De Simone, nella terra dei fuochi e della camorra, è riuscita, assieme a dei ragazzi, a mandare avanti dei progetti di legalità come quello di una radio locale (Radio Siani) che ha sede nella casa confiscata al boss di Ercolano Giovanni Birra e che, nonostante le intimidazioni e le aggressioni, è una luce di speranza che fa da megafono alle associazioni ma soprattutto ad una generazione che con grande coraggio lotta contro la camorra, dà voce ai commercianti vittime del racket, aggrega i giovani e sensibilizza i cittadini sull’importante azione sociale che tutti sono chiamati a portare avanti in questa battaglia.

Una delle cose che la stessa giornalista racconta con grande entusiasmo è la vicenda che riguarda un giovane di Ercolano, nipote del boss Birra che un giorno, dopo essere entrato nella sede di Radio Siani, si avvicina ad una parete e scrive “ʍ la camorra”. Una vittoria vera e una conquista di chi qualcosa pian piano la sta cambiando davvero.

Cose Nostre – streaming

Calogero Aquila

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Editor review

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“Ci sono storie che non devono essere raccontate, chi lo fa rischia la vita. Alcuni vivono con la scorta, altri convivono nella paura. Il viaggio di chi ha deciso di non arrendersi e continuare a raccontare” – con questa frase si apre “Cose Nostre” il nuovo programma di Rai 1 che ha già trasmesso tre puntate (delle totali cinque) il sabato sera in seconda serata.